ITA | ENG

Contact us: +39 0966 761244/241 | info@ctlogistics.it


Tools

Incoterms 2010

Quando si parla di commercio internazionale, è importante porre grande attenzione a tutte le clausole e in particolare alla definizione del termine con cui si intende consegnare la merce al compratore. Condizione questa che assume particolare importanza per le strette implicazioni che presenta con la definizione della condizione di pagamento, con gli aspetti logistici e di trasporto, con i documenti relativi da esibire, con la ripartizione fra le parti dei costi, dei rischi e delle responsabilità.

Questi termini, denominati con sigle molto brevi (tre lettere), si sono diffusi in tutti i Paesi del mondo per indicare il soggetto che deve sopportare i costi del trasporto, di assicurazione della merce, di sdoganamento, e stabilire quando avviene il passaggio di rischi e responsabilità tra le parti. Tale diffusione ha causato difformità di interpretazioni da parte degli operatori, al punto che lo stesso termine, utilizzato in Paesi diversi, può assumere significati discordanti e, di conseguenza determinare una disuguale ripartizione dei costi, dei diritti e degli obblighi (es. Incoterms, American Foreign Trade Definitions etc.). Per questo motivo la Camera di Commercio Internazionale di Parigi (Cci) ha elaborato una serie di regole conosciute con il termine “Incoterms” (International commercial terms) con lo scopo di permettere una interpretazione certa e uniforme dei termini più in uso. Gli Incoterms 2010 sono undici suddivisi in quattro gruppi contraddistinti dalla lettera iniziale: E, F, C, D, (vedi tabella) che stanno a indicare:

  • chi paga il trasporto del tragitto principale
  • come e dove avviene la consegna della merce
  • dove e quando si verifica il passaggio dei rischi
  • chi si fa carico di tutti gli altri costi

Il termine prescelto identifica quindi il limite di demarcazione tra quanto compete al venditore e quanto spetta all’acquirente. Al variare del termine corrisponderà una variazione del punto di confine a volte nei costi, altre volte nei rischi o in entrambi. E’ bene porre in evidenza che gli Incoterms non sono leggi, ma regole facoltative, non automaticamente applicabili; pertanto, affinché siano valide, bisogna che siano espressamente richiamate nel contratto. Pertanto, in caso di relazioni commerciali con l’estero è necessario seguire alcune semplici regole per evitare che si verifichino interpretazioni diverse dello stesso termine.

Ecco alcune regole pratiche cui è bene attenersi:

  • definire sempre nell’atto contrattuale (fattura proforma, conferma d’ordine o qualsiasi altro documento che evidenzi la conclusione e il perfezionamento di un accordo commerciale tra le parti) il termine commerciale con l’assoggettamento agli Incoterms 2010 es. “Fob port of Gioia Tauro, as per Incoterms 2010 Cci”
  • specificare sempre, oltre al termine prescelto, anche il luogo convenuto per la messa a disposizione della merce in quanto rappresenta un punto critico circa il passaggio degli oneri, dei rischi e delle responsabilità tra le parti
  • utilizzare le sigle in modo appropriato, a seconda del modo di trasporto. Ad esempio, i termini Fas, Fob, C&f, Cif, sono termini marittimi e non terrestri o aerei o multimodali per i quali vanno utilizzati gli altri termini a disposizione
  • considerare che gli Incoterms sono destinati ad essere utilizzati nei contratti di vendita e, pertanto, riguardano le relazioni fra venditore e compratore e non le relazioni fra venditore (speditore) e il vettore di cui al contratto di trasporto
  • considerare che gli Incoterms determinano la consegna della merce dal venditore al compratore e il momento in cui avviene il trasferimento di rischi e responsabilità e non il passaggio di proprietà della merce, come a volte erroneamente viene ritenuto

 

 

La scelta del termine giusto

Non esiste un termine giusto valido sempre e ovunque, in quanto lo stesso viene a essere influenzato dalle consuetudini, dal settore merceologico e dalla forza contrattuale delle parti. Possiamo però individuare il termine più opportuno, seguendo il principio generale che risponde alla necessità di avere il controllo sul mezzo di trasporto.

Nel caso di un’azienda esportatrice i termini più appropriati sono: C&f e Cif nel trasporto via mare, oppure Cpt e Cip nel trasporto multimodale; sono questi infatti gli Incoterms che comportano l’obbligo per il venditore di organizzare il trasporto primario della merce e sostenere il relativo costo, ma anche il diritto di scegliere il mezzo nei tempi e nei modi che più gli aggradano. E’ bene porre in evidenza che, contrariamente a quanto spesso ritenuto, la merce non viaggia a rischio del fornitore, bensì dell’acquirente. Un ulteriore vantaggio dell’utilizzo di questi termini (in particolare del Cif rispetto al Fob) risiede nella possibilità per l’esportatore di poter spedire subito la merce pronta con il trasportatore da lui scelto (quindi senza attendere la segnalazione della nave da parte dell’acquirente), e ottenere così il “documento di trasporto” che è quasi sempre indispensabile per poter negoziare il credito documentario. Quando, oltre ad avere il controllo sul mezzo di trasporto, l’esportatore vuole essere maggiormente competitivo e aggressivo sui mercati esteri con una resa sul posto, gli Incoterms da usare sono quelli del gruppo “D”. In questo caso il fornitore non solo deve curare il trasporto della merce ma ha a suo carico anche il rischio del trasporto fino al terminal (Dat) o al luogo di destinazione convenuto (Dap) o reso sdoganato fino allo stabilimento del compratore (Ddp).

Nel caso di un’azienda importatrice, in linea generale, il termine più indicato è il Fob in quanto le permette di scegliere e di conseguenza mantenere il controllo sul mezzo di trasporto, rimanendo costantemente e correttamente informata sullo stato della spedizione. Tutto questo assume particolare importanza per le aziende che importano materie prime e per le imprese commerciali per le quali il rispetto dei tempi di consegna riveste un’importanza strategica.